Dall’esposizione solare alle strategie di prevenzione fino alle tecnologie a luce pulsata: perché compaiono le macchie solari e quali sono oggi le possibilità per intervenire sulle discromie e migliorare uniformità e luminosità della pelle?

Le macchie solari sul viso sono tra le manifestazioni più comuni del fotoinvecchiamento cutaneo. Possono comparire progressivamente con il passare degli anni, soprattutto nelle aree maggiormente esposte alla luce come viso, décolleté e dorso delle mani, e diventare più evidenti dopo periodi di intensa o prolungata esposizione solare. Ma le macchie solari cosa sono, esattamente? E soprattutto: è possibile prevenirle e, quando sono già presenti, quali sono le soluzioni disponibili per attenuarle?
A fare chiarezza è il Prof. Claudio Conforti, Dermatologo e Professore Associato di Dermatologia, specializzato nello studio dei tumori cutanei e nell’impiego delle sorgenti laser in ambito dermatologico ed estetico. La sua attività si concentra sulla diagnostica dermatologica e sull’utilizzo clinico di differenti tecnologie laser e a luce.
Non tutte le macchie sono uguali: l’importanza della diagnosi
Quando si parla genericamente di “macchie” si tende spesso a includere manifestazioni cutanee molto diverse tra loro. Proprio per questo, prima di pensare a qualsiasi trattamento, è fondamentale identificarne correttamente la natura. “Parliamo di lesioni pigmentate ogni volta che osserviamo un’area della pelle con un colorito differente, generalmente marrone e con diverse possibili sfumature. La prima cosa da fare, prima di qualsiasi trattamento, è sempre valutare la lesione e capire se sia benigna o maligna”, spiega il Prof. Conforti.
Nei, lentigo solari, efelidi e cheratosi seborroiche possono infatti presentarsi come alterazioni del colore della pelle, ma hanno caratteristiche e indicazioni terapeutiche differenti. La valutazione dermatologica preliminare diventa quindi un passaggio imprescindibile: una volta stabilita la natura della lesione, lo specialista può individuare l’approccio più appropriato. Nel caso di lesioni più spesse e ipercheratosiche, come alcune cheratosi seborroiche, possono essere indicate tecnologie ablative. Quando invece ci si trova davanti a un accumulo localizzato di pigmento, come nel caso delle lentigo solari, è possibile ricorrere a tecnologie specifiche, tra cui laser a picosecondi e luce pulsata.
Macchie solari: cosa sono e perché compaiono
In dermatologia quelle che comunemente definiamo macchie solari vengono generalmente indicate come lentigo solari. Sono legate a un aumento e a un accumulo di melanina e compaiono soprattutto nelle zone maggiormente esposte nel corso della vita alla radiazione solare. “Le cause più frequenti della formazione delle macchie solari sono l’esposizione cronica e prolungata al sole. Anche pregresse ustioni o scottature solari possono favorirne la comparsa”, sottolinea il Prof. Conforti.
Non si tratta quindi soltanto dell’effetto dell’ultima estate trascorsa al sole, ma anche del risultato dell’esposizione cumulativa che la pelle ha ricevuto nel corso degli anni. Viso e dorso delle mani sono, non a caso, tra le zone nelle quali queste discromie risultano maggiormente visibili.
Prevenire le macchie solari: la fotoprotezione tutto l’anno
La prevenzione rappresenta uno dei passaggi fondamentali, sia per limitare la comparsa di nuove discromie sia dopo un eventuale trattamento. La prima regola è la fotoprotezione quotidiana. Il Prof. Conforti raccomanda l’utilizzo di una protezione solare ad ampio spettro con almeno SPF 30, arrivando a SPF 50 soprattutto nei fototipi molto chiari o nei soggetti maggiormente predisposti alla comparsa di macchie.
“Esistono persone particolarmente predisposte alla formazione di macchie. In questi casi bisogna ricordarsi di applicare la protezione solare in maniera generosa e affiancarla, quando necessario, a una schermatura fisica attraverso cappello e occhiali da sole.” Importante anche evitare comportamenti che possono aumentare il rischio di iperpigmentazione, come il ricorso a lettini e lampade abbronzanti, e confrontarsi con il proprio medico rispetto all’esposizione solare in presenza di terapie farmacologiche potenzialmente fotosensibilizzanti. E la protezione non dovrebbe essere dimenticata con la fine dell’estate. “Bisogna ricordarsi che alla base delle macchie solari c’è anche l’esposizione ai raggi UVA, presenti durante tutto l’anno. Per questo la fotoprotezione deve essere consigliata anche nel periodo invernale.”
Come eliminare le macchie solari dal viso?
Quando le discromie sono già presenti, la scelta del trattamento dipende dalla loro tipologia, estensione e profondità. Non esiste quindi un approccio universale. Per questo, quando ci si domanda come eliminare le macchie solari dal viso, il primo passaggio dovrebbe sempre essere una valutazione specialistica.
Per piccole macchie isolate possono essere utilizzate tecnologie laser specifiche. Quando invece il fotodanneggiamento interessa aree più ampie e la pelle presenta numerose discromie diffuse, la luce pulsata può consentire di intervenire contemporaneamente su una superficie maggiore. “Quando ci troviamo davanti a tante macchie e a una pigmentazione complessivamente alterata, la luce pulsata rappresenta un’opzione particolarmente interessante perché permette di lavorare sul fotodanneggiamento e sulle discromie presenti”, spiega il dermatologo.
Lumecca Peak: la luce pulsata per macchie e discromie
Tra le tecnologie utilizzate dal Prof. Conforti nella pratica clinica rientra Lumecca Peak, la tecnologia di luce pulsata di InMode pensata per il trattamento di diverse alterazioni pigmentarie e vascolari della pelle. Il suo utilizzo può essere indicato soprattutto quando sono presenti numerose macchie solari e discromie diffuse sul viso o in altre aree particolarmente esposte, come il dorso delle mani.
“Nella mia pratica clinica utilizzo Lumecca Peak quando mi trovo davanti a fototipi con numerose discromie e macchie solari localizzate sul volto o su altre aree, come il dorso delle mani. È un trattamento molto rapido e sostanzialmente indolore, che consente in pochi minuti di trattare anche superfici relativamente ampie.” Il trattamento viene personalizzato sulla base delle caratteristiche della pelle e della quantità di melanina presente nelle singole macchie, regolando i parametri in funzione del quadro clinico.
Nei giorni immediatamente successivi alla seduta, le macchie trattate possono apparire temporaneamente più scure, assumendo una tonalità grigio-brunastra. Un’evoluzione che, come precisa il Prof. Conforti, fa parte del processo attraverso il quale il pigmento viene progressivamente eliminato. “La macchia viene eliminata attraverso un meccanismo di eliminazione transepidermica. Per questo bisogna avvertire il paziente che nei giorni successivi le discromie possono diventare più scure: è un passaggio normale. In questa fase è importante foto-proteggersi e utilizzare una crema idratante.”
Secondo l’esperienza clinica riportata dal Prof. Conforti, già dopo una seduta è possibile osservare in alcuni pazienti un miglioramento anche superiore all’80%, fermo restando che risultati, numero di sedute e indicazioni devono essere valutati individualmente dallo specialista.
Non solo macchie: un approccio globale al fotoinvecchiamento
Discromie e lentigo solari possono essere soltanto uno dei segni visibili del fotoinvecchiamento. La pelle esposta cronicamente alle radiazioni solari può infatti presentare contemporaneamente alterazioni della texture, microrugosità, pori dilatati e capillari visibili.
Per questo, in alcuni pazienti, il trattamento delle macchie può inserirsi all’interno di un protocollo più ampio e personalizzato. “Chi presenta molte macchie può avere anche un fotoinvecchiamento più evidente. In questi casi possiamo abbinare Lumecca Peak ad altre tecnologie, per esempio trattamenti di radiofrequenza, come Morpheus8 Burst, con l’obiettivo di intervenire non soltanto sulle discromie, ma anche su microrugosità, capillari, pori dilatati e alterazioni della texture cutanea.”
Una pelle più uniforme parte anche dalla prevenzione
Le macchie solari possono quindi essere trattate e l’aspetto della pelle può migliorare, ma il risultato non può prescindere da una corretta prevenzione. Nei soggetti particolarmente predisposti alla formazione di discromie, dopo il trattamento iniziale lo specialista può inoltre valutare eventuali sedute di richiamo nel tempo, inserite all’interno di un percorso personalizzato.
“Le macchie possono essere trattate e si può ottenere un miglioramento anche rapidamente, ma bisogna lavorare parallelamente sulla fotoprotezione e sulle strategie che aiutano a prevenirne la ricomparsa. Nei soggetti predisposti è inoltre possibile programmare richiami nel tempo per mantenere più uniforme e luminosa la pelle.” Diagnosi, trattamento e prevenzione diventano così parti dello stesso percorso: perché intervenire sulle macchie solari del viso non significa soltanto attenuare ciò che è già visibile, ma anche imparare a proteggere la pelle dal fotodanneggiamento nel tempo.